venerdì 23 dicembre 2011

Seconda audiostoria

Ecco ho saltato l'aggiornamento di mercoledì scorso perché ero troppo occupato a divertirmi.

In compenso è uscita la seconda audiostoria su youtube.

Come sempre scritta da me e narrata da Edoardo Camponeschi!

Questa storia s'intitola "Il collezionista di rumori" e l'ho scritta per un concorso, dopodiché l'ho modificato un po'.

Parla di un incidente e di come le cose possano sempre essere messe in prospettiva.

Qua il link:

http://www.youtube.com/watch?v=TxK4VDVxSiU&feature=youtu.be

Per questa storia l'immagine utilizzata è una foto realizzata da me:



Enjoy

venerdì 16 dicembre 2011

La sorpresa: Ménéstrandise

Avevo promesso che oggi ci sarebbe stata una sorpresa.

Nei giorni scorsi per fare un po' di pubblicità misi il link alla mia raccolta di racconti nel forum Agorà. Un utente finì al mio blog e lesse la storia dell'androide. Trovandola accettabile mi fece una proposta: fare un canale di youtube. Un canale in cui ogni settimana io e lui avremmo caricato la versione audio di un mio racconto.

Accettai subito.

Il risultato è Menestrandise

Qui potete ascoltare L'androide:

http://www.youtube.com/watch?v=K10kNSa4njU

Fate like, fate commenti, fate un po' come volete.

Ah, per l'occasione la mia ragazza ha fatto un'illustrazione da utilizzare per il video.
Eccola (bella, eh?):



lol

Le stranezze di mettere il proprio libro in uno store appena aperto: son davanti a cechov con 5 vendite.
Mica cazzi, eh.

mercoledì 14 dicembre 2011

Una seconda scelta.


"L’aggiornamento era stato fatto poco prima. Lessi tutto d’un fiato. Ricordo che non ci misi molto, forse cinque minuti, probabilmente meno.
Arrivato all’ultima parola sentivo uno strano calore alle orecchie, e sudavo, sotto la maglia. Respirai profondamente e mi alzai per prendere una bottiglietta d’acqua. Bevendo tentai di calmarmi. Forse. Già, forse mi ero fatto un’impressione sbagliata. Probabilmente c’era stato un malinteso. Smisi di bere e appoggiai la bottiglietta sul tavolo: sicuramente avevo capito male.
Rilessi, questa volta con maggiore attenzione, badando alla punteggiatura e soffermandomi su ogni singola parola. Ci misi una ventina di minuti. Non ero riuscito a distinguere cosa mi infastidiva tanto, ma ero arrabbiato. Alla fine quello che aveva scritto era solo uno sproloquio erotico senza capo né coda, vagamente –ma non così vagamente– ispirato dal ricordo del suo ex ragazzo. Ne ero certo, non ci potevano essere dubbi. Mi concentrai ancora sul monitor, soffermandomi su qualche frase qua e là. Questa era lei. Quest’altro, invece, era lui. Ritrovai tutti i particolari che conoscevo di lui li. Beh, di sicuro se la spassavano. Ero furibondo. Adesso capivo il senso del suo sms. Non era desiderio di condivisione: voleva solo ferirmi.Rimasi immobile, come ipnotizzato dallo schermo. La mia mente correva alla ricerca delle parole giuste per fargliela pagare. Riscrissi il mio commento cinque o sei volte, poi, esausto, semplicemente lo cancellai e chiusi tutto. Per qualche secondo soppesai anche il telefonino, riflettendo sulla possibilità di chiamarla. Lo rimisi a posto: tanto ci saremmo visti fra un paio di giorni, le avrei detto ogni cosa in faccia. Mi rimisi a studiare. Sedendomi, notai il mio volto riflesso nella finestra: ero davvero pallido.
[...] 
 Il suo alito era caldo, e puzzava come di alcol e qualcosa di dolciastro che non riuscivo a riconoscere. Era fastidioso e, mentre parlava, piccole gocce di saliva volavano sul tavolo.
«Cosa ne penso di quello che hai scritto? Questa sì che è una buona domanda, amore».Si portò il bicchiere alla bocca con un gesto impreciso e, dopo essersi scolato mezza birra, lo riappoggiò sul tavolo. Incrociando i suoi occhi vidi che il suo sguardo ondeggiava: era chiaramente ubriaco. Cominciai a muovermi sulla sedia, a disagio.«Non offenderti, ma te lo voglio dire chiaro e netto: da un punto di vista strettamente letterario mi fa veramente tanto, tanto schifo, quello che hai scritto».Mi aspettavo una cosa del genere, ma non mi aspettavo che facesse così male, il suo giudizio. Che fossero così affilate, le sue parole. Lui rimasi a fissarmi, in attesa forse di una risposta, ma ero troppo impegnata a capire dove fossero finite le mie dannate sigarette per dire qualsiasi cosa. Mentre rovistavo, tremante, nella borsa, lui riprese a parlare, con maggior enfasi e con maggior odio.«Ma andiamo con ordine. Prima di tutto ogni frase è inutilmente lunga e contorta. Poi ti diverti a utilizzare termini che tu ritieni particolari, sperando di dare al tutto un tono intellettuale, ma non fai altro che spezzare il ritmo. Per non parlare della punteggiatura, che il ritmo lo ammazza del tutto. Certo, sia chiaro, non ho nulla contro di te… sai che ti amo più della mia stessa vita… però cazzo, non puoi pretendere che chiuda gli occhi e ti faccia i soliti complimenti vuoti che ti fanno i tuoi amichetti, solo perché sono il tuo ragazzo. O mi sbaglio?»
Il rossetto fece più baccano di tutto, rotolando giù dal tavolo e finendo a terra."

Brani tratti da Una seconda scelta, prima storia della raccolta Fermatevi, vi prego.

La storia è composta (come lo sono quasi sempre le mie storie) da tante, piccole scene, ognuna delle quali è narrata in prima persona da uno dei tre protagonisti: un ragazzo, una ragazza e un uomo.

Il ragazzo sta correndo, nel suo ultimo, disperato tentativo di recuperare la ragazza, mentre lei è su un treno diretto a Milano. Ad aspettarla ci sarà il ragazzo, oppure l'uomo, o entrambi?

La trama ruota sostanzialmente intorno alla loro relazione. Da una parte vengono mostrate le cause di una crisi, che spesso sono sia interne (la gelosia del ragazzo) che esterne (il lavoro della ragazza che leva tempo alla relazione), mentre dall'altra mi concentro sulle conseguenze che essa può avere sulle vite di coloro che ne vengono coinvolti.
Il punto di equilibrio della relazione viene rotto da un evento che è la somma di tutte le tensioni precedenti, tensioni che si accumulano appunto fino ad arrivare scaricarsi nel punto di rottura, dopo il quale nulla sarà più come prima.
Il rossetto che cade.

Le conseguenze porteranno i due personaggi in direzioni completamente diverse. Lei andrà a Parigi e, nella sua traiettoria verso la riconquista della propria identità incontrerà l'uomo, il quale le farà una proposta dopo la quale lei non potrà fare altro che tornare: direzione Milano.
La stessa direzione nella quale sta correndo il ragazzo.

Un lungo ammonimento sulla gelosia, e sui sacrifici che essa comporta.
L'incubo di ogni uomo: essere solo una seconda scelta.


Storia ispirata dalla relazione con G., o meglio, dalla fine della relazione con lei. Una storia che mi è sicuramente costata cara ma, d'altronde, è solo sbagliando che s'impara e, devo ammetterlo, da lei ho imparato davvero tanto. E scritto ancora di più.
Per chi l'ha già letta: alcune scene sono successe davvero (la scena dei biglietti per Venezia, quella dello sclero per il Blog, diverse canne), molte altre no (l'sms iniziale ad esempio no, quello non è mai successo).

All'inizio mi sarebbe piaciuto chiederle di fare delle illustrazioni per la raccolta di racconti (visto che in larga parte parlano di lei) ma non avrebbe accettato, così pensai di modificare delle mie foto di modo da farle sembrare delle illustrazioni.
Il risultato fu modesto quindi accantonai l'idea, però questa sarebbe dovuta essere quella per Una seconda scelta:





PS: sto ragionando sulla grammatica da dare al blog. Intanto sto facendo un minimo di promozione, poi fra poco dovrò sistemare la questione tags e visibilità in Google (se qualcuno ha idea di come si faccia mi contatti, lol). Intanto gli aggiornamenti credo si stazioneranno all'essere bisettimanali (Mercoledì e Venerdì) e quello del Venerdì prossimo avrà una piacevole sorpresa.

sabato 10 dicembre 2011

Breve storia di questo libro e della sua scrittura

Quando ho cominciato a scrivere avevo solo vent'anni.

E' buffo, perché alle superiori odiavo farlo. Sul serio, lo odiavo. Al tema di maturità ho preso il minimo, soltanto perché non c'erano errori grammaticali. Questione d'orecchio credo, non ricordo di aver mai studiato in maniera particolarmente ispirata. Non mi piaceva neanche un granché leggere, a essere sincero.

Dopo le superiori, comunque, tutto cambia.

Mi trasferisco da Brescia a Firenze. Smetto di studiare informatica e comincio a studiare biologia (che, fra l'altro, neanche questa mi piaceva alle superiori) (a dimostrazione di quanto siano perversi alcuni sistemi scolastici moderni che indirizzano i ragazzi allo studio universitario in base a quello che hanno fatto prima) e, soprattutto, comincio a scrivere.

Comincio per caso, lamentandomi parecchio e facendo dell'opinionismo spicciolo dal mio blog. Qualche articoletto e qualche riflessione personale. Si comincia sempre così.
Soltanto che dopo che hai iniziato a scrivere nasce un bisogno nuovo, la cui soddisfazione non è così immediata: il bisogno di essere letti. Il problema è che non è facile invogliare la gente a leggere i cazzi propri, anzi.

Il passo successivo quindi è tentare di smetterla di scrivere i cazzi propri e prendere le proprie idee, modellarle fino a farne uno scheletro e poi sopra di esso costruirci una storia.
Si passa alla narrativa.
Che è più facile a dirsi che a farsi.

La mia prima storia era di una pagina. Era una bella storia. C'era un'ingenuità in quella storia che ancora oggi non riconosco e che sono sicuro che se volessi riprodurre, non ci riuscirei più. Era un momento unico, che non tornerà più. Non sapevo nulla di tutte le cose che so oggi, riguardo allo scrivere, e questo era quello che la teneva assieme, quella storia.
I temi di quello che avrei scritto per i sei anni seguenti c'erano già tutti.

Sostanzialmente quello che ho fatto da quel momento in poi è stato tentare di elaborare/esorcizzare il lutto che segue ad una interruzione improvvisa di una relazione sentimentale. Interruzione improvvisa e drammatica generata da litigi e dal crollo della comunicazione.
Avevo un pessimo di carattere.
Anche adesso, soltanto che lo so.

Nascono in questa maniera i quattro racconti di questa raccolta (all'inizio ve ne era anche un quinto, che però è stato eliminato, e sul quale tornerò a parlare sicuramente fra qualche giorno): elaborazioni di un lutto, esorcizzare l'archetipo della fine della relazione interpretandolo, più e più volte, sotto diverse angolazioni, facendolo mio e, così facendo, imparando a controllarlo, in modo da evitare in futuro gli errori del passato.

Queste storie brevi non rappresentano altro se non tappe simbolico lungo questo percorso. Come tante stazioni che portino alla scalata di una montagna così anche questi racconti sono culminati poi nella stesura di un libro, libro che ho completato da poco e che tratta in maniera organica tutti i temi dei quali si parla nella raccolta.

Percorso che mi ha portato da Firenze a Padova e poi a Londra.

Cosa fare con le robe che avevo scritto? Domanda pesante.

Decido di affidarmi ad una agenzia letteraria. Assieme facciamo un buon lavoro di editing, dopodiché quella si sarebbe dovuta occupare dell'intermediazione. Purtroppo fallisce. Metto la raccolta nel cassetto. Basta cazzate, tutto sembra finire lì.

Passa un annetto e leggo la notizia che la corazzata Amazon è sbarcata in Italia e ha aperto un proprio Kindle Store. Percependo che vi saranno diverse vendite di Kindle sotto natale ho pensato di cogliere l'occasione e caricare subito la mia raccolta in formato eBook, per vedere quanto è perseguibile questa via (il libro invece sta prendendo una direzione molto diversa).

Finora le cose non è che stiano andando proprio benissimo, però vediamo. Continuo a crederci, con tutto il male che questo può farmi.

Allego qua la mia primissima storia, sperando che faccia piacere a qualcuno leggerla. Non ci sarebbe cosa migliore, per me.


La storia dell'androide

C'era un androide, tanto tempo fa, ed era l’unico androide, circondato da umani.
Aveva mille qualità, l’androide, solamente che esse non erano tali per gli altri.
Gli altri erano umani e essi sono diversi dagli androidi. Non potevano capire le sue qualità, essi lo tolleravano perché, indirettamente, traevano dei vantaggi, dalle sua qualità. Ma non le capivano, e non capivano neanche l'androide che aveva sì, imparato il linguaggio degli umani, ma che possedeva un vocabolario mille volte più grande e mille volte più perfetto, nella sua lingua. Ma era l'unico androide, quindi non aveva nessuno con cui parlarla. 
Si arrabattava per comunicare con gli umani e, in qualche misura, ci riusciva, ma erano sempre discorsi superficiali quelli che faceva, abbastanza da scavarsi una piccola nicchia nel loro mondo, ma nulla più.
Essendo un androide, era anche molto, molto intelligente e si domandava spesso perché gli umani passassero così tanto tempo a definire strutture vuote. Strutture vuote e tremendamente grandi, pensava l'androide. Ma non poteva sollevare obiezioni così arroganti, in un mondo di umani. Quindi se ne stava zitto e, stando zitto, tacitamente, approvava il loro operato. Non si poteva certo mettere contro tutti, lui. Avrebbe perso.
Pur con tutta la sua intelligenza e tutta la sua saggezza, l'androide aveva egualmente bisogno di uno scopo nella vita, essendo egli un androide molto, molto sviluppato. Si interrogò sulle religioni degli umani, e giunse alla conclusione che erano fuori da ogni logica. Questo lo portò ad un'altra conclusione: per gli umani le cose devono essere estremamente semplici e prive di logica per essere accettate.
Questo pensiero lo sconfortava in particolar modo. L'androide era infatti cosi sofisticato che poteva pensare alle cose più complesse, e correlarle fra loro con un perfetto sistema di regole logico-matematiche. Il problema era che non poteva parlare con nessuno di questi suoi pensieri: gli umani provavano orrore per tutto ciò che non era immediatamente comprensibile, e il loro cervello era molto meno sofisticato di quello dell'androide. Avrebbero preso le sue verità per follia, deriso i suoi concetti con la loro superiorità numerica.
Quindi l'androide prese la decisione di rinunciare per sempre al suo modo di pensare, e si confuse fra gli umani.
Si disse, se mi compro una pelle da umano e se la indosso; se metto una parrucca, lenti colorate davanti ai miei occhi vitrei, se parlo come gli umani allora essi mi riconosceranno come loro simile e, finalmente, saprò com'è la sensazione di avere dei propri simili.
Così fece e, visto che comunque il suo cervello di androide continuava a funzionare, capì facilmente tutte le particolarità che rendono un umano effettivamente umano e si unì a essi.
Divenne il più umano degli umani. Nel tempo alcuni umani divennero per l'androide dei nomi: erano i suoi amici. Capì molte cose l'androide da quella strana esperienza di fare l'umano, capì la bellezza di non essere solo. Capì che gli umani cercano altri umani perché in essi possono vedere i loro stessi limiti, e sentirsene rincuorati. Infine, si legò in maniera speciale ad un umano, una donna. Decise di voler conoscere l'amore, e decise quindi di impostare il suo cervello di androide in funzione di questo umano, di questa donna. Da questa esperienza l'androide capì cos'è il dolore, e capì cos'è la felicità. L'umano, la donna, dopo del tempo decise che la perfezione dell'androide che si fingeva umano era troppo soffocante, e decise di allontanarlo. L'androide capì quindi la disperazione, comprese la voglia di morire. L'androide a quel punto desiderava solo tornare a essere un androide, ma aveva una paura matta di levarsi quella pelle da umano di dosso. Tracciò un bilancio di quegli anni passati a fare l'umano e, guardandosi indietro, capì, infine, cos'era la solitudine. E ne ebbe paura, ne ebbe più paura di quella indotta dalla disperazione. Ma essa rimaneva. Pensò quindi di porre fine alla sua stessa energia vitale, ma il suo cervello di androide gli impediva una tale negazione della logica, un tale spreco. Rimase quindi intrappolato, l'androide. Troppo umano per tornare a essere androide, troppo androide per smettere di essere umano.





venerdì 9 dicembre 2011

La copertina.

Stacco per un attimo dai sistemi di replicazione dei virus (nella vita vera sono una di quelle persone che tentano di distruggere l'umanità e/o di offendere dio e/o di minacciare la natura muovendo piccole quantità di liquidi da un contenitore all'altro per diverse ore al giorno) per scrivere qualcosa sulla copertina.

La prima cosa da fare quando si tenta di imparare a costruire qualcosa di nuovo, se non si ha un manuale a disposizione, è trovare un esempio della cosa che si vuol costruire e tentare di riprodurla. Copiare per farla breve è un ottimo mezzo per imparare (che è anche uno degli approcci principali con cui stanno avanzando alcune branche della biologia molecolare).

Quindi, guardando un po' a caso nella mia libreria non ho potuto che cominciare copiando (in maniera scarsa) le copertine della Minimun Fax.
In particolare, copiando questa (tornano di nuovo Yates e la sua raccolta di racconti):


Sono riuscito a fare questa:

Che è, effettivamente, brutta. Vabbè, il problema principale è che sostanzialmente autoproducendo non avevo nulla con cui riempire le fascette sopra e sotto, le quali diventavano a questo punto completamente inutili. (sì, nella foto sono io)
Quindi perculato pesantemente dagli amici sono andato a googlare le copertine della penguin (che si sa eh son le migliori) per trovare idee e ho trovato questo sito stupendo.

http://bookcoverarchive.com/

Spinto da quel sito mi sono un po' spostato dal  totem delle fascette, che prima mi davano sicurezza, per arrivare a capire che la copertina deve essere l'espressione di una singola buona idea realizzata bene (e che, soprattutto, non si possono riciclare fotografie a caso).

Ora, io di idee ne ho sempre poche e di solito le realizzo male, quindi questo era un problema. E per di più non ho neanche una macchina fotografica.

Fortunatamente ho una ragazza che ha diverse cose, fra cui una macchina fotografica. (no, nella foto non è la mia ragazza).

Visti i temi dei miei racconti, sempre abbastanza disturbanti, mi è subito venuta in mente l'associazione con lo specchio rotto. Specchio rotto come simbolo della frammentazione del sé derivante dall'impatto con le scelte che i personaggi non riescono a reggere. Comportamenti che si muovono come schegge in traiettorie imprevedibili.

Quindi vedevo un'immagine.

Il problema è che se uno vuole, in una copertina, disgiungere l'immagine dalla scritta del titolo deve avere due idee e l'ordine di complessità del design si raddoppia perché queste due idee devono comunicare fra loro e farlo in armonia.

Per facilitarmi la vita è stato logico pensare di affidare all'immagine il titolo: il rossetto.

La mia ragazza non mi ha lasciato usare il suo, quindi ne ho comprato uno apposta per l'occasione. Fortunatamente aveva uno specchio.

Era una giornata plumbea. Abbiamo parcheggio vicino ad una centralina dell'enel, lungo una strada di campagna e siamo entrati in un boschetto. Il terreno era tappezzato di foglie cadute. Abbiamo sistemato lo specchio e abbiamo cominciato a scriverci sopra.
Avremo cancellato e riscritto minimo 5 volte.
Alla fine il "fermatevi" l'ha scritto lei, e il resto io. Infatti il "fermatevi" è molto più bello del resto, ma vabbè. Sticazzi.
Dopodiché ho cominciato a dargli martellate (allo specchio) e romperlo non è stato facile.
Alla fine però è praticamente esploso, cazzo. Fate conto che la scritta si è sparpagliata in un metro quadro di foglie rosse e marroni.
E' stato come fare un puzzle di pollock rimettere assieme la scritta però vabbè, alla fine ci si è fatta, grosso modo.
Fatto nmila foto e siamo andati via.

A casa ho ricominciato a fare copertine. I primi due tentativi:


E insomma siamo ancora abbastanza lontanucci dal prodotto finale. Il nome è ancora troppo grande, ed è ancora nella posizione sbagliata. In più l'immagine non è modificata, si vedono sotto le foglie e insomma, così non rendeva.

Con Gimp mi son messo quindi a lavorarci sopra. Alla fine il risultato sono state diverse candidate a diventare la copertina. Tutte grosso modo simili alla copertina finale, soltanto una era parecchio diversa dalle altre e la inserisco perché secondo me è comunque bella:


Praticamente la macchina mi aveva messo a fuoco gli alberi dietro, sfocando la scritta. Ora, il problema principale è che la scritta così risultata più difficile da leggere (in questa foto lo è di meno perché l'ho un pò modificata) ed è quindi per questo che è stata scartata.

Alla fine come copertina finale ho scelto questa:



Anche se l'indecisione rimane ancora tanta.

Il making of della copertina è finito.
Ora torno su pubmed.

I prossimi aggiornamenti dovrebbero riguardare più da vicino le singole storie (evviva, eh).

Un tributo.

Gli autori che hanno contribuito, influenzandomi, a Fermatevi, vi prego sono davvero numerosi. Mi piacerebbe però ricordarne tre in particolare:

John Kennedy Toole (1830 - 1906)


Nella sua vita ha scritto due libri. Due libri bellissimi. Il primo che mi è capitato sotto mano è stato "Una banda di idioti" nella bellissima edizione con la copertina blu pastello della milanese Marcos Y Marcos. E' stato amore a prima vista, sia per il libro, che per l'edizione, che per lo scrittore.
Il suo stile caustico e sarcastico non lascia scampo per tutto il corso della narrazione. Le risate, paradossali e amare, si mescolano alla profonda solitudine del protagonista, la stessa solitudine che riecheggia spettrale nelle vicende che hanno portato alla pubblicazione di questo libro.
Esso viene infatti pubblicato postumo, per insistenza della madre dell'autore, dopo che egli, all'età di 31 anni, per via dei numerosi rifiuti da parte degli editori, decide uccidersi con i fumi di scappamento della propria macchina. Nel 1981 gli viene conferito il premio Pulitzer.
L'altro libro che ha scritto, "La bibbia al neon", è probabilmente ancora migliore, seppur meno complesso. Scritto all'età di 16 anni. Un piccolo capolavoro di finissima satira contro il bigottismo e i pregiudizi, racconta le vicende di un ragazzo alle prese con un ambiente che fatica a comprendere.
L'esempio vivente di quanto la scrittura sia frustrante.


Richard Yates (1926 - 1992)

Il celeberrimo scrittore per gli scrittori. Recentemente le sue opere stanno venendo pubblicate dalla romana Minimun Fax. Sarebbe imbarazzante scrivere qualsiasi cosa riguardo a lui, vista la sua fama. Ci tengo in particolare a sottolineare il legame che c'è fra la mia raccolta di racconti e la sua ben più famosa "Undici solitudini". Testo immenso, non solo da leggere ma da studiare, sia per la tensione estrema dei suoi racconti, sia per lo stile. Sempre impeccabile, sempre perfetto.
Se non lo avete letto, leggetelo.
Un metro di paragone.





Franz Kafka (1883 - 1924)

Anche in questo caso mi trovo nell'imbarazzo di non essere all'altezza di scrivere nulla nei riguardi di questo famosissimo scrittore. Lui per me ha sempre rappresentato l'entità del baratro che è rappresentato dal desiderio di scrivere. Perfezionismo maniacale teso perfino al rigetto di se stesso. Ricerca spasmodica della perfezione, interiore ed esteriore, da raggiungersi soltanto attraverso l'accettazione da parte dell'altro (ma anche da parte di se stesso) di ciò che si scrive. Come se il foglio fosse un golem pronto ad animarsi, così era viva la sua urgenza di scrivere, di scrivere bene.
Morirà, giustamente, di consunzione (bruciato dal suo stesso fuoco).


Da un punto di vista strettamente letterario, Yates rimane comunque l'influenza può potente che si può trovare, finora, nelle mie storie.

giovedì 8 dicembre 2011

Alcune spiegazioni.

Sono Fabio Chizzolini, ho ventisei anni e scrivo.
Questo blog nasce come un'appendice promozionale per la mia prima raccolta di racconti Fermatevi, vi prego che ho deciso di autopubblicare sul kindle store di Amazon.it

Questo è un negozio online in cui è possibile acquistare dei libri in formato digitale da leggere su diversi supporti multimediali (PC, Kindle, iPhone, eccetera).

Il link al libro è il seguente:
Fermatevi, vi prego

Per comprarlo bisogna cliccare sul pulsante "Compra ora con un 1-Click". A questo punto se non si è clienti Amazon (uno dei rivenditori di libri più famosi al mondo che ha recentemente aperto il proprio sito italiano) basterà inserire la propria e-mail e una password per registrarsi.
Per poter proseguire con l'acquisto bisogna avere installato sul PC o sul proprio dispositivo mobile un lettore di libri digitali. Fortunatamente il sito stesso mette a disposizione un software gratuitamente scaricabile (27 Mb quello per PC) in grado di svolgere questa funziona.
Una volta scaricato e installato il programma si può riprendere la procedura di acquisto o, in alternativa, è possibile visualizzare in maniera gratuita una porzione del libro, per farsi un'idea se possa piacere o meno.

Dopo averlo scaricato è possibile assegnare un "like" al libro, sempre dalla pagina linkata sopra, e, dopo averlo letto, inserirne una recensione. Inoltre è possibile aggiungere, come clienti, dei tag al libro stesso. Delle parole chiave che rendono la ricerca per gli altri utenti più semplice.